Progetto Siblings

QUESTA E’ LA MIA STANZA: STORIE DI LEGAMI E LIBERTA’ TRA FRATELLI

Siblings è un termine che inglese significa fratello o sorella. In psicologia questo termine viene utilizzato per riferirsi ai fratelli sani di persone disabili o con malattie croniche o invalidanti. Negli anni le ricerche e le osservazioni cliniche, hanno evidenziato che spesso i siblings vengono lasciati in secondo piano nell’analisi del vissuto emotivo e psicologico familiare generato dalla presenza di una persona malata in famiglia.

È comprensibile che un figlio con una qualche disabilità scombussoli l’ intero sistema familiare che spesso non è pronto a far fronte ad esigenze profondamente differenti ed in questo vortice emotivo a volte ci si “dimentichi” delle esigenze e dei problemi del figlio “sano”.
È importante sapere che anche la relazione fraterna risente profondamente della presenza della disabilità. Cosa significa per un fratello convivere con la malattia e rispecchiarsi in una persona così “diversa”? Quali conseguenze possono derivarne, sia a livello personale, sociale, psicologico, che a livello di relazione? In generale la sensazione provata dai siblings è di “invisibilità”, come se i loro problemi non fossero presi in considerazione, in quanto meno importanti delle problematiche legate alla malattia del fratello. Da qui possono nascere percezioni e sensazioni di essere messi in secondo piano e di non sentirsi libero di poter esprimere i propri sentimenti negativi (legittimi) a riguardo, come rabbia, vergogna, gelosia, invidia e imbarazzo. Non di rado i siblings sperimentano ambivalenza rispetto al coinvolgimento nelle cure e confusione di ruolo all’interno della famiglia.

Spesso il sibling si rende poco bisognoso di cure ed è anzi lui a doversi prendere cura non solo del fratello, ma anche dei genitori, esausti a causa delle molte energie, fisiche e mentali, che devono spendere per il figlio disabile.

Il sibling può provare anche insicurezza e preoccupazione, sia per il proprio futuro che per quello del fratello, tristezza e sensazione di perdita; perdita di una relazione fraterna “normale”, perdita della propria routine ed esistenza ordinaria, sconvolta dai frequenti “imprevisti” causati dalla malattia e perdita delle proprie aspirazioni future. Che diritto ho io di progettarmi un futuro quando mio fratello non lo avrà? Cosa succederà quando non ci saranno più i nostri genitori a pensare a lui? È mio dovere prendermi cura di lui per tutta la vita?. Com’è intuibile tutto ciò può generare problematiche di “internalizzazione”, come ansia, depressione, ridotta autostima, problemi di adattamento e difficoltà scolastiche, o problematiche di “esternalizzazione”, come un atteggiamento aggressivo e oppositivo, difficoltà relazionali, il sentire il dovere di essere i figli perfetti per non creare preoccupazioni aggiuntive per neutralizzare l’esperienza di stress causata ai genitori dal fratello.

La disabilità del proprio fratello però non genera esclusivamente vissuti negativi, ma permette ai siblings anche di sviluppare nuove potenzialità e risorse, come empatia, sensibilità, tolleranza, compassione, lealtà, pazienza e affidabilità. Molti siblings riescono inoltre a far fronte alle problematiche generate dalla malattia del fratello sfruttando le proprie competenze e strategie di resilienza.
Per questi motivi la cooperativa sociale “Si può fare” avvierà percorsi di supporto in gruppo per i fratelli delle persone con una qualche disabilità. Il nostro percorso vuole fornire uno spazio per l’ ascolto, la condivisione di esperienze e vissuti, con l’ obiettivo di elaborare e dare senso alle sensazioni ed alle percezioni che tale condizione genera nei fratelli di persone disabili.
Perché un percorso in gruppo?
In generale in gruppo i bambini costruiscono legami, imparano a condividere il tempo e lo spazio, imparano a esprimersi e a separarsi, e lo fanno prevalentemente attraverso il linguaggio del gioco.
Nei percorsi di gruppo viene dato ampio spazio al gioco e al disegno che sono dei mezzi attraverso i quali i bambini sviluppano le proprie capacità di pensiero e la consapevolezza delle proprie emozioni.
Soprattutto, il realizzare delle scene e delle storie permette ai bambini di esprimere quelle emozioni che non sono in grado di elaborare ed esprimere verbalmente.
Grazie a ciò le emozioni inespresse trovano un loro sfogo e un loro significato e non si trasformano in azioni disturbanti (disturbi comportamentali) o in sofferenze del corpo o della mente (somatizzazioni e disturbi ansiosi-depressivi).
Il gruppo, però, offre anche delle altre risorse: il bambino può sentirsi accolto dal gruppo, rispecchiarsi sia nelle difficoltà che nelle risorse degli altri membri e dunque usare il gruppo stesso come occasione di crescita e maturazione.

COME SI ARTICOLERANNO GLI INCONTRI:
Sono previsti incontri a cedenza settimanale della durata di 1 ora ½ ( max 5/6 partecipanti)
Il costo è di 100 euro mensili.

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