Covid-19: le mascherine

Altra misura di profilassi che sta acquisendo sempre più importanza, soprattutto in vista della cosiddetta fase 2 (cioè quella della riapertura graduale delle attività e della vita sociale), è l’uso delle mascherine. Molte regioni hanno già emanato ordinanze che obbligano chiunque esca di casa ad indossarle e le altre si accingono a farlo. La prima distinzione da fare è tra le cosiddette mascherine “chirurgiche” e le “facciali filtranti FF”. Le prime hanno come funzione essenziale quella di proteggerci dalla contaminazione che può provenire dal parlare, soprattutto se concitatamente, dalla tosse, dallo starnuto, ecc. Il materiale di cui sono fatte è a tutti gli effetti un filtro (efficiente al 95%) che si oppone alla penetrazione dei microrganismi ma, giacché non aderiscono perfettamente al volto, il microrganismo può attraversarle attraverso gli spazi che si creano tra il volto e la mascherina stessa. I facciali filtranti FF appartengono alla categoria dei DPI (dispositivi di protezione individuale), sono quasi interamente costituite da materiale filtrante e possono avere o meno la valvola di espirazione: la loro funzione è quella di proteggere le vie respiratorie di chi le porta e si dividono in 3 classi in ordine di protezione crescente FFP1, FFP2 ed FFP3 (92-94-99%). La valvola di espirazione facilita la vita a chi le indossa in quanto il vapore acqueo ed il calore generati durante la respirazione escono agevolmente fuori, ma l’esalazione non è filtrata, mentre lo è l’aria inspirata: ecco perché questo tipo di maschere con valvola sono da destinarsi all’uso dei sanitari che sono a contatto con persone infette o potenzialmente infette.

 

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