Covid-19: la terapia, lo stato dell’arte

Le informazioni fuorvianti che spesso circolano sul web hanno insinuato nella popolazione l’idea dell’esistenza di un farmaco che assunto ai primi sintomi della malattia potesse evitare l’aggravarsi della stessa.

Il farmaco in questione, l’idrossiclorochina, è stato oggetto in alcune regioni di una vera e propria caccia che lo ha reso indisponibile anche per i soggetti con alcune malattie infiammatorie croniche che ne fanno regolarmente uso.

Questa premessa è indispensabile per precisare che, purtroppo, ancora oggi, non esiste nessun farmaco che abbia come indicazione terapeutica la prevenzione o il trattamento di CoviD19.

A causa dell’emergenza, durante il ricovero ospedaliero dei soggetti affetti, vengono utilizzate diverse categorie di farmaci (antivirali, antibiotici, anticoagulanti ecc), oltre all’ossigenoterapia per via dell’insufficienza respiratoria acuta, che supportano il paziente al fine della sua guarigione. Insomma si praticano diverse terapie proprio perché non c’è, al momento, la terapia risolutiva e definitiva.

La soluzione al contagio e allo sviluppo della malattia sarà, si spera, probabilmente trovata nel vaccino piuttosto che in un farmaco specifico.

La vaccinazione potrà consentire, così come è stato per la polio, il morbillo, e altre malattie virali, lo sviluppo di una immunità individuale e di gregge (cioè la capacità di un gruppo di individui di resistere ad una infezione proteggendo anche quei pochi che ancora non fossero immuni ad essa).

Molti scienziati nel mondo stanno lavorando alla creazione del vaccino ma è comunque difficile che esso possa essere disponibile e distribuito su larga scala in tempi brevissimi.

 

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